giovedì 24 dicembre 2009

in Armonia...[sono auguri, i miei]


Questo è stato un anno complicato e faticoso, ma sta volgendo al termine e tutto sommato il Sorriso non mi ha abbandonata.

Nel 2009 è nato Farfalle a scuola, che se pur ancora giovane mi ha dato piccole sensazioni di soddisfazione, permettendomi di entrare in un mondo di conoscenza nuovo e forse alternativo.

Questo spazio difficilmente contiene le mie emozioni private, ma siamo alla fine dell'anno, ai bilanci obbligati...

Gli Auguri vanno a tutti voi, piccolo gruppo di lettori che mi state accompagnando in questa mia personale crescita. Sono auguri che sorridono e vi invitano a farlo!

Che il Natale sia in Voi e con Voi.

E ricordate...in Armonia!

...e buon 2010!



martedì 15 dicembre 2009

Orientamento! per non naufragare nel marketing

E' tempo di Orientamento!

I nostri ragazzi devono decidere, orientandosi tra le mille proposte, le mille riforme [dichiarate e non], le mille attitudini.

C'è la corsa ai vari Saloni [dell'Orientamento appunto], agli incontri con le famiglie, gli Open Day delle Scuole e delle Agenzie Formative...
Spesso però non c'è tanto pensiero verso Chi deve scegliere.
Spesso si dà precedenza a priorità che non si chiamano Ragazzi.
Spesso si pensa alle economie delle cattedre, dei finanziamenti...e loro?


I ragazzi non sono un prodotto!
I ragazzi non sono dei dati!
I ragazzi non sono strumenti!

Si sente e si vive la corsa alle iscrizioni, per gareggiare e dimostrare che un percorso è più valido di altri. E così ci sono le scuole di serie A e quelle di serie B [spesso i ragazzi del fare sono indirizzati alla scelta di B]

E' un momento delicato della vita di un adolescente, dove si gioca parte della sua futura autostima, parte di tante scelte future.
Per questo non può ridursi ad un puro momento di marketing!
Ricordiamocelo a vicenda! [e non facciamoli naufragare nel mare delle informazioni, devono vederla la Terra]

mercoledì 9 dicembre 2009

un sorriso, una mano e...i Talenti nascosti dei ragazzi del Successo


Guardarli con il sorriso.
Guardarli con il sorriso interiore è il segreto per vedere il buono che c'è in loro.

Non si fa altro che mettere in luce gli aspetti peggiori delle nuove generazioni, l'individualismo e la voglia del tutto e subito.
Non si fa altro che guardare la loro socialità virtuale perdendo di vista le nuove potenzialità del loro essere sociali in modi nuovi.
Non si fa altro che ragionare per stereotipi perchè...si sa l'adolescenza è un'età difficile, la più brutta che ci sia.

Ma se si prova a guardarli nelle loro specificità, staccando gli occhi dal branco, ci si accorge delle ricchezze individuali e delle caratteristiche proprie che, se riconosciute, possono essere la chiave per una strategia educativa.
Partire dalle loro stesse risorse per farsi indicare la strada del loro successo, potrebbe essere il segreto di una pedagogia al passo con le generazioni liquide.
Quando dico successo non parlo di meritocrazia, di quel tipo che richiama denaro e perfomance, così come ci richiama la teoria di Abravanel che vede nello studente bravo uno strumento economico.
Questo modello però esclude e la società ora ha bisogno di includere per richiamare altri valori di cui i nostri ragazzi hanno bisogno per sentirsi "buoni".

Mi piace pensare alla scuola come Comunità Educante, dove i piccoli talenti, anche quelli più nascosti possano emergere, grazie alla pratica e alla sensibilizzazione. Anche la futura professionalità del migliore studente possibile è destinata a plasmarsi, nutrirsi, crescere col tempo.

Non sempre i talenti sono allo scoperto, sono espliciti: nei ragazzi del fare spesso sono latenti, da scoprire. Bisogna fornire loro lo spazio creativo necessario a stanare le specificità e utilizzarle come rinforzo, anche disciplinare. E' l'ascolto empatico che crea i legami creativi. [il richiamo alla clinica del legame di Benasayag e Schmit è quasi scontato].

Per aiutarli a scoprirsi e scoprire le proprie attitudini nascoste è importante da parte di noi adulti una osservazione partecipante, che ci renda parte del gioco, che ci porti a condividere con loro le novità e i successi. La voglia di provare deve essere orientata, accompagnata.

L'entusiasmo si impara guardandolo, respirandolo.

Ci si deve occupare dell'Anima dei ragazzi, del loro volersi bene!

Gennari nel suo "Trattato di pedagogia generale" richiama alla necessità di investire sullo sviluppo soggettivo dell'individuo:
Finchè la scuola sarà costruita secondo criteri di selezione in base alle capacità dei singoli di integrarsi a differenti livelli nell'economia di mercato, il soggetto non arriverà mai ad un nucleo emancipativo proprio dell'uomo formato nella sua interiorità, nella sua libertà e nella sua autonomia di pensiero.


Le regole economiche non si associano ai sorrisi. La soddisfazione dei primi passi compiuti da soli, per arrivare a prendere qualcosa che si desidera si associa al sorriso.

Formare ed educare sono professioni che devono inevitabilmente puntare al successo, ai risultati.
Ma siamo sicuri di essere tutti d'accordo sul sgnificato di Successo Formativo?

mercoledì 2 dicembre 2009

L'economia dell'adolescente

Teenager2009 [2]

Qual è il profilo economico dei nostri teenager?

E' inutile nascondere che l'anno di recessione ha favorito una serie di cambiamenti e di orientamenti di consumo diversi.

I nostri giovani hanno solo percepito la crisi.
Le fonti del denaro fino ai 19 anni sono dei genitori, in seguito compaiono delle entrate provenienti da piccole occupazioni.
I dati ufficiali dicono che si arriva anche ad una spesa mensile di 500 euro, che si declina in voci di spesa come ricarica del cellulare, panini, divertimenti. Molti sono i settori in discesa quali dischi, bevande, sigarette, abbigliamento e accessori.

Questi ragazzi non sono molto consapevoli di aver modificato i loro consumi, ma a qualcosa hanno rinunciato.

Le famiglie hanno coperto l'impatto della crisi sui giovani in piena coerenza tutta italiana. Anche i servizi bancari sono pilotati dai genitori o dai nonni.

Pare comunque che i teenager italiani siano i più viziati d'Europa, come ci spiega Marco Lignana dell'Espresso.

Dal punto di vista del Marketing i teenager sono nati per comprare e dagli 8 ai 12 anni considerano lo shopping come parte integrante della loro vita. Anche la paghetta assume significato di consumo. Manca ancora a questo proposito una sensibilizzazione culturale che declini la paghetta in risparmio. A riguardo mi vengono in mente alcune riiflessioni in atto come quella di Juliet Schor che nel suo libro Born to buy analizza come un certo tipo di marketing abbia creato una generazione di bambini violentati dall'invito all'acquisto, perchè tutto necessario. C'è poi anche il progetto di Guido Castiglia e Renzo Raccanelli, che ha proprio come obiettivo la sensibilizzazione e lo sviluppo della consapevolezza in merito alle potenzialità [non sempre positive] delle azioni pubblicitarie sui ragazzi, con tanto di lettera d'intenti.
Anche i più piccoli possono facilmente capire cosa si vuole dimostrare con il progetto grazie al bel racconto di Guido La Guerra di nonno Franco.

Gli adolescenti amano la pubblicità ma la vogliono scegliere, vogliono cercarla come se fosse un contenuto al pari di altri universalmente riconosciuti.
Interessante notare come il trand di attenzione alla pubblicità dal 1999 al 2009 sia in calo in TV, radio, cinema, periodici, tranne che in internet. Questo perchè sul web c'è un contatto di orizzontalità che nessun altro mezzo mediatico ha.

Un dato da segnalare che caratterizza gli adolescenti di questa generazione è che ciò a cui non rinuncerebbero mai è il telefonino, a riprova della loro fisiologica necessità di essere perennemente e potenzialmente connessi.

Non posso resistere nel richiamare sulla quantità e costi degli apparecchi che quasi imponiamo loro. La domanda è retorica lo so: ma è proprio così necessario?

domenica 29 novembre 2009

Riconoscersi...per avere il mondo tra le mani




Cosa vuol dire intercultura?

Anche questo è un argomento racchiuso nel grande contenitore della Pari Opportunità, spesso confuso e stereotipato.

Spiegare cosa voglia dire intercultura ai ragazzi, soprattutto ai ragazzi del fare è più complicato nella teoria che nella pratica.
A guardarli sono l'espressione dell'integrazione inconsapevole. Ad affrontare l'argomento in maniera diretta si professano convinti e orgogliosi razzisti, salmodiando le solite banalità sentite e risentite a casa e attarverso i media. Ma quando li si guarda insieme, nelle loro dinamiche, nei loro discorsi e nei loro giochi...qualcosa risulta stonato e ingenuamente positivo.

Integrare significa riconoscere. Integrarsi significa riconoscersi.

Avete mai provato ad attacare il ragazzo meno popolare di una classe? improvvisamente tutti si sentono in dovere di intervenire in sua difesa...Non è ipocrisia, piuttosto appartenenza. Perchè gli adolescenti hanno un terribile bisogno di senso di appartenenza, di riconoscersi appunto!

E' il mondo degli adulti ad essere sterotipato e pieno di schemi entro cui si pretende di far rientrare i ragazzi.

[Perchè] Se sei straniero, adolescente in uscita dalle Scuole Medie [mi perdonerete se non uso la nuova definizione a cui faccio fatica ad abituarmi] è quasi scontato che la scelta debba essere verso la Formazione Professionale, se hai la fortuna di stare al nord, se invece sei straniero al sud...la tua strada è quella della dispersione. Se poi sei cinese, allora spesso si dà per scontato che la scelta debba essere verso il settore ristorativo.

Il problema è da ricercarsi anche in termini politici, mi riferisco a quelle politiche territoriali che non sempre hanno la sensibilità [o le risorse economiche]per intervenire nelle scuole con i mediatori. [una figura professionale complessa e poliedrica il cui potenziale non sempre è conosciuto]

Il mediatore con una presenza stabile aggiungerebbe valore alle modalità didattiche, favorendo il raggiungimento degli obiettivi che la mission specifica di ogni comunità educativa si pone. Purtroppo spesso si confonde il ruolo del mediatore con un particolare tipo di sostegno, riducendolo a supporto linguistico. Io credo invece che la presenza di un mediatore nelle classi possa giovare non solo agli allievi stranieri, per riportare quella che già il protosogiologo tunisino Khaldun chiamava l'armonia delle intelligenze, la capacità di mettersi nei panni altrui e allontanarsi un po' dal soggettivismo esasperato paradigma della società attuale.c

Accettare e riconoscere presuppone il conoscere.

Intercultura vuol dire anche condivisione. Il conflitto si supera con il piacere di compartecipare ad usanze e culture. Curare l'osmosi delle culture giova allo sviluppo in termini economici, di conoscenza e di professionalità.

La multicultura non arricchisce le società se non si applica all' interculturalità, strategia che ha la potenzialità di creare un substrato comune di dialogo e confronto.

Come dice Pierpaolo Donati
"Per creare un mondo comune fra culture diverse occorre una semantica relazionale del riconoscimento, la quale non può mettere capo nè alle scelte puramente individuali o del mercato, nè ad apparati dello stato. Deve invece essere espressione di un rinnovamento della ragione, ossia deve andare oltre i limiti della razionalità occidentale, superando la contrapposizione tra la razionalità strumentale (propria del mercato) e una vaga razionalità al valore, soggettivo o ideologico..."


Non è forse proprio la messa in atto della semantica del riconoscimento l'inizio di una politica attiva e pedagogica delle nuove generazioni all'accoglienza e alla consapevolezza dell'altro, della differenza come risorsa e strategia?

martedì 24 novembre 2009

I nativi digitali-generazione facebook




Un altro interessante contributo al dibattito sulle nuove generazioni e sullo loro essere liquidi in modo naturale e innato. Che impatto hanno i nuovi media sull'interazione sociale dei nativi digitali? e sul loro apprendimento?

I ragazzi e la violenza: in mostra per le Donne

La meraviglia e la gioia dei sensi!

Queste sono le sensazioni che la mostra dei ragazzi del Liceo Artistico di Pinerolo mi ha regalato.
La mostra non a caso si è aperta nella settimana del 25 novembre, perchè a tema: contro la violenza sulle donne.

I ragazzi hanno presentato dei lavori davvero originali e di impatto sia visivo, sia concettuale.

Un altro esempio di come gli adolescenti abbiano vitalità creativa che deve solo trovare canali e contenitori.

La libertà creativa che gli insegnanti hanno lasciato loro ha dato i suoi frutti, e sarà interessante utliizzare la mostra come strumento di apprendimento tra pari, permettendo ad altri adolescenti la visita alla mostra.


Alcune delle opere le potete ammirrare qui [chiedo scusa ai ragazzi di cui non ho mostrato la creazione]

Le immagini volutamente non sono accompagnate dai nomi di chi le ha pensate e rese possibili, perchè ad immergersi tra i quadri si ha la sensazione chiara e violenta di un lavoro di gruppo, come se i singoli siano stati la mano di una Mente fatta dalla collettività. Questa è la vera forza della mostra.

Ciò che colpisce è l'idea precisa e adulta del concetto di violenza [che non vuol solo dire botte], presentata artisticamente in modo maturo e consapevole.

Tanti i grigi, ma anche i colori spiccano a volte per sottolineare la forza propulsiva di immagini, stati e aggressioni, a volte per respirare ...speranza e ottimismo.

Si esce scossi dalla sala, ma anche felici...felici di ritrovare la creatività e il fare dei ragazzi.