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mercoledì 23 maggio 2018

Soddisfazioni

Quando arrivano al primo anno hanno reazioni negative e inconsulteogni volta che si pronunci la parola libro. Poi si comincia con la didattica, inventandosi ogni giorno qualcosa di nuovo per interessarli e anche un po' affascinarli.

Libri da leggere, da schedare per rinamorarli alle letture, appassionarli alle storie. Chissà magari un giorno verrà voglia anche a loro di scriverne.


Poi li si porta al Salone del libro, e tra tante preoccupazioni di averli portati in un posto incomprensibile per loro, succede che ti sorprendano.

Regali. Regali alla prof. Regali scelti con logica. Regali che chiedono di leggere in classe a lezione.

Soddisfazioni.

lunedì 27 giugno 2011

Un Siciliano al villaggio


Se non fosse stato per il sole dagli effetti fatali per la lunga attesa avrei scritto ieri sera, subito dopo il magico incontro in una piazza della capitale dei Valdesi.
Già perchè ieri, domenica 26 giugno alle ore 17.30 Torre Pellice ha conferito la cittadinanza onoraria a Andrea Camilleri. La ragione, ha detto il sindaco Claudio Bertalot, sta nei 150 anni dell'Unità d'Italia, perchè Camilleri con la sua scrittura ha saputo riportare la Sicilia in Italia. La Val Pellice è un territorio frontaliero e i suoi abitanti sono abituati ad una politica di accoglienza da sempre.

Il momento è stato davvero speciale, Camilleri emozioanato e riconoscente di poter essere parte di una comunità tanto originale
Io sono onorato- ha detto- con questa cittadinanza mi avete detto: vogliamo tu sia dei nostri, non c'è premio migliore.


E' stato bello sentire così tanta partecipazione del pubblico e così tanta emozione a condividere le belle parole che lo scrittore ha riservato per la comunità di Torre, definita
uno straordinario esempio di convivenza che dovrebbe essere conosciuto dagli italiani di oggi...che hanno paura di condividere il proprio orticello...

e ancora:
a questa nostra Italia un po' di iniezione di sangue valdese non farebbe male.

E' stato un pomeriggio ricco di cultura, altezza morale, ma soprattutto semplicità. Una semplicità che sarebbe bello poter ritrovare più spesso in questa Italia, che come ha detto il traduttore di Montalbano in Francia Serge Quadruppani , deve ancora cacciare il suo Napoleone III.

Una semplicità il cui sinonimo diventa ricchezza. Una ricchezza che si declina non solo nei suoi 79 libri pubblicati, ma anche e soprattutto nei valori che con quella lingua un po' inventata complice nell'aver ridato lustro al siciliano, Camilleri riesce a trasmettere.

Cosa vi posso dire di più per farvi intuire l'aria che si è respirato ieri pomeriggio?
Beh, come si fa a non amare uno scrittore che dice di mettersi a scrivere solo dopo essersi sbarbato, per rispetto alla scrittura?

Scrivo sotto dettatura di me stesso. E se non ho nulla da scrivere, scrivo lo stesso, anche solo una lettera a qualcuno incontrato per caso qualche giorno prima, per mantenere l'esercizio.

Gli applausi che ha strappato al pubblico sono stati tanti, ma l'ultimo, quello di saluto particolarmente caloroso. Mi sono ritrovata ad applaudire con gli occhi inumiditi dalla commozione.

Ieri avrei voluto essere anche io residente a Torre Pellice.

giovedì 4 novembre 2010

Una cena speciale con Danila e Marco e poi Fabio


Persone Speciali che mi hanno raccontato una storia Speciale. La storia è quella di Enaiat, quella dei Coccodrilli. Danila e Marco i genitori affidatari, Fabio lo scrittore.

Ma stasera attraverso i sorrisi di queste Persone così serene e così solari il racconto si è fatto più vero, più tangibile. Stupefacente è la semplicità con cui queste tre persone straordinarie hanno saputo declinare qualcosa di davvero Eccezionale.

E’ difficile poter trasmettere attraverso le parole le sensazioni positive che i tre mi hanno lasciato e regalato. Prima tra tutte la necessità e la voglia di incontrare l’Altro nelle sue caratteristiche e differenze, senza inquinarlo, ma con la sola voglia di CONOSCERE.

Chi sei? Che storia hai?

Abbiamo il dovere di cercare il nostro Enaiatollah in chiunque ci incroci e che abbia qualcosa da raccontare, abbiamo il dovere di insegnare ai nostri ragazzi a cercare le storie accanto a loro, nella loro quotidianità.

Danila ci ha raccontato del suo impegno come educatrice, dello stupore dei ragazzi afgani per le piccole cose e per la capacità di stabilire empatia.

Marco ci ha spiegato quanti secoli ci separano dalla loro cultura e quante interpretazioni siano possibili del termine civiltà. [Entrambi ci hanno timidamente invogliato a fare esperienze simili alla loro] Tanti dubbi e soprattutto il senso di frustrazione nella consapevolezza che l’Italia è ancora decisamente indietro nella politica dell’Accoglienza [e alla Politica quanta ignoranza conviene coltivare ...] Giustifica Cominciamo Noi...

e intanto grazie... a Voi

A Torino si occupano di ragazzi come Enaiat gli operatori dell'associazione ASAI.

mercoledì 27 ottobre 2010

Nel mare ci sono i coccodrilli...aspettando un incontro


Non vuole essere una recensione la mia, ma semplicemente la condivisone di alcune emozioni.

Non sarà una sintesi della trama, non avrebbe senso. La vita di un uomo non può ridursi in trama.

“Nel mare ci sono i coccodrilli” racconta di un gesto d’amore che nasce da una buca, di un abbandono che è salvezza; racconta di un un viaggio che ha regalato amici e una rivelazione:
nel mare i coccodrilli non ci sono, ma i coccodrilli si possono trovare ovunque.

Non servono molte parole per parlare dell’ultimo libro di Fabio Geda, forse ne basta una sola: Speranza. Infatti una sensazione positiva mi ha pervasa per tutta la lettura del libro, nonostante il racconto fosse tutt’altro che felice e forse, a tratti lasciasse qualche spazio di inquietudine.
Ma l’ottimismo con cui Geda ha saputo mediare la vita e il racconto di Enaiatollah è lo strumento che permette la lettura senza alcuna fatica emotiva. Anche quando la storia prende le pieghe peggiori, c’è sempre lei, la Speranza che prende per mano il lettore quasi a tranquillizzarlo, come a dire: se ce l’ha fatta lui...per te è una passeggiata.
La storia di Enaiatollah è accompagnata da persone positive, non innumerevoli, ma è un ritorno costante. Tanto costante da imprimersi nella sensibilità di chi legge. Ciò che solleva è che la storia è vera e se è vera, sono vere anche le persone positive: questa è la Speranza.
“La signora è importante per quello che ha fatto. Non importa il suo nome. Non importa com’era la sua casa. Lei è chiunque. Chiunque si comporti così”


Il libro è pieno di spunti di riflessione che spaziano dall’antropologia, alla sociologia, dalla politica, all’economia: è la storia di un piccolo uomo che ha bisogno di respirare, come egli stesso dice:
“Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. E’ così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento.”
Ed è attraverso questa ricerca di ossigeno che il racconto si fa formativo ed educativo; attraverso il passaggio dall’infanzia all’adolesceza di Enaiatollah cresce la consapevolezza di chi legge rispetto a tematiche che ci appaiono lontane sia fisicamente sia moralmente.
Paradossalmente mi piace pensarlo dedicato agli adulti...[ma facciamo in modo che i ragazzi lo leggano]


Per chi volesse approfondire presso il circolo Stranamore a Pinerolo il 3 novembre 2010 alle ore 20.45 ci sarà un incontro con Fabio Geda.

domenica 31 maggio 2009

L'Ospite inquietante-nichilismo, la malattia dei nostri ragazzi

Quando al liceo ho affrontato Nietzsche per la prima volta una vera e propria antipatia mi ha assalita, indipendente dal dovere di studentessa. Questo nichilismo mi risultava davvero difficile da comprendere e condividere.
Ora che mi occupo di questioni riguardanti ragazzi dell'età in cui io provavo a capire di filosofia [ma i ragazzi di cui mi occupo non vogliono saperne di filosofia!], mi viene il dubbio che quel nichilismo così antipatico, in qualche modo mi sia appartenuto.

L'ospite inquietante, ci insegna Galimberti, si aggira tra i giovani e li annienta!
Questa è una chiave di lettura interessante, perchè ci mette al riparo dal dubbio di dover trovare un nome al malessere dei giovani. Ciò di cui soffrono non afferisce alla sfera dell'esistenziale, non è un problema riferito all'ego in rapporto al mondo. I giovani stanno male perchè la crisi che si è insinuata in loro è culturale!
Mi viene spontaneo cercare di immaginare come la Scuola che si sta profilando [nell'immediato futuro ahimè] possa intervenire e rielaborare la mancanza di valori in cui il mondo giovanile si declina. Quando parlo di mancanza di valori, non voglio parlare in termini moralistici, piuttosto mi riferisco proprio alla svalutazione di quei valori che per secoli hanno funzionato come strumenti di coesione sociale. Come dicono i filosofi, se cambiano le epoche è normale che i valori si svalutino, perchè fenomeno tipico della Storia; [ma] non è normale che i valori non vengano sostituiti, perchè questo vuol dire che manca uno scopo.
Sì, i ragazzi con cui mi confronto quotidianamente spesso non vedono lo scopo. Non hanno più il tempo di desiderare [siamo nell'epoca del tutto e subito!], ma è il desiderio che alimentandosi di mancanza costruisce l'Uomo [ senza il desiderio non ci si può costruire un'identità].
Come è possibile indicare lo scopo e far scoprire la gioia del desiderio?
Ancora una volta si affaccia l'ombra [ma a me piace chiamarla Forza] della Cura, che passa anche attraverso l'educazione emotiva.
Allora mi viene da dire che ogni volta che ci si sorprende dell'apatia di alcuni giovani, bisognerebbe fare lo sforzo di andare oltre e cercare la relazione, perchè quell'indifferenza emotiva che tanto ci stride può essere curata solo con la comunicazione.
E' il carisma di cui ci parla Pennac che può fare la differenza![Platone ci diceva che si impara per plagio!]
Purtroppo sappiamo che i docenti in Italia vengono selezionati solo su basi culturali, nozionistiche: la capacità di comunicazione non viene minimamente testata. [quando affronteremo seriamente questa discrasia?]
Il sentimento si allena nella palestra della Lettaratura. Per usare un linguaggio attuale, la Lettaratura, paradigma della Vita, crea competenze emotive. Ma la nostra scuola si sta tecnicizzando... Mi chiedo: che ne sarà del sentimento? che ne sarà della sofferenza dei nostri ragazzi?
Il metodo per trasmettere il sentimento, e combattere l'ospite inquietante, ce lo ha insegnato Socrate: parlare e parlare! ma la nostra scuola è fatta di tempi sempre più burocratici e sempre meno adatti all'accoglienza, al dialogo.
La nostra scuola spesso non conosce ciò che differenzia l'Educazione e l'Istruzione.
L'Istruzione non supera il nichilismo, forse se ne nutre, l'Educazione cerca di risvegliare e consentire ai giovani di dischiudere il loro segreto, spesso a loro stessi ignoto [Maurizio Mancuso].
Ecco che si profila all'orizzonte lo scopo e il futuro può prendere forma: oltre il nichilismo!





venerdì 8 maggio 2009

Diario di scuola [potenziale pericolo?]

L'approccio che ho avuto con "Diario di Scuola" di Daniel Pennac è stato di iniziale diffidenza.
L'ho acquistato subito, appena è uscito in libreria. [L'impazienza ha imposto e l'impulso ha agito]. Ho pensato che lavorando nel settore educativo non potessi restare indifferente a quel tipo di prodotto.
E' rimasto mesi in libreria, tra i libri vissuti, a fermentare...ne temevo la lettura, questa è la verità. Pensavo che leggerlo durante l'anno formativo potesse essere pericoloso.
L'estate e la distanza da ragazzi e colleghi, dalle riunioni e dalle discussioni [non sempre condivise dai colleghi] sul successo formativo e sulla personalizzazione degli interventi educativi mi ha permesso di riavvicinarmi [sempre con diffidenza, però!] al libro.
La diffidenza presto ha lasciato il passo, pagina dopo pagina, al coinvolgimento. Mi sono sentita parte di esso, sia dal punto di vista del "somaro" [protagonista indiscusso], sia dal punto di vista dell'insegnante [I prof ci fanno uscire di testa!] nella sua accezione negativa e positiva ad un tempo.
Il somaro di Pennac è quel ragazzo che ha bisogno della Cura per non disperdersi, che ha bisogno di essere considerato come una cipolla dall'insegnante, affinchè possa essere "toccato" dall'apprendimento sotto i suoi mille strati.
L'evoluzione del somaro avviene solo ed unicamente attraverso l'Amore. L'amore di cui parla Pennac ha diverse facce; si tratta di quella passione comunicativa per la materia che permette l'apprendimento inconsapevole da parte dei ragazzi, perchè accompagnato da un sentimento di generosità intellettuale; e si tratta dell'amore inteso come approccio relazionale ai ragazzi [per intenderci I care di don Milani].
La Responsabilità che Pennac consegna nelle mani degli insegnanti è davvero grande, lasciandoci intendere che il successo [l'evoluzione dico io, la presenza dice Lui] degli allievi dipende strettamente dalla presenza fisica, intellettuale, e mentale dell'insegnante per tutta la durata della lezione. Insegnare non può prescindere dalla convinzione che nessuno è condannato a essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata! Non siamo in una fiaba, vittime di un incantesimo! Insegnare è farla finita con il pensiero magico, fare in modo che a ogni lezione scocchi l'ora del risveglio!
Il risveglio è la condizione necessaria affinchè i ragazzi si persuadano che in loro c'è del buono, della potenzialità, affinchè possano sconfiggere la vergogna di non fare mai la cosa giusta [Lo studente che va male, non ha mai la sensazione di essere ignorante. Io non mi trovavo ignorante. Io mi trovavo coglione.]
Mi sembra che la centralità dei ragazzi debba essere accompagnata dalla centralità dell'insegnante, perchè così è possibile instaurare il rapporto di fiducia che permette il processo di apprendimento e il superamente della paura di crescere.
Nessuno è predestinato a essere un ignorante perpetuo...ricordarlo è dovere di chi educa/forma/insegna. Ora sono convinta che ricordarlo non sia pericoloso!