martedì 14 luglio 2009

La rage au coer


DIFENDENDO I DIRITTI...

ANDANDO OLTRE SE STESSI...

con LA RABBIA NEL CUORE!

piccole grandi donne di e per la LIBERTA'

Ingrid Betancourt è tra queste...

Nessun colpevole a Mosca!


QUI DA NOI DEVE ESSERE DIVERSO!

Nessun colpevole a Mosca!

Il 7 ottobre 2006 Anna Poltkovskaja è stata assassinata!

Non si sa da chi [...], ma si sa il perchè!

Lei raccontava cose scomode!

Noi non vogliamo pensare che si possa diventare...Un piccolo angolo d' Inferno

NO!

Anche questo blog, quindi, nei modi che può, Alza la Voce e dice No! al Decreto Alfano!

No rettifica!

Le farfalle...alzano la voce


Oggi niente di nuovo...
Su Farfalle non si leggeranno stranezze e slogan, ma le solite cose delle solite evoluzioni...perchè anche la Libertà è evoluzione, rappresentazione del cambiamento storico e di una società.

Oggi niente di nuovo, solo qualche cosa in più...perchè oggi è 14 luglio 2009!

Oggi alziamo la testa e guardandoci negli occhi diciamo NO RETTIFICA!

Io, non respingo...ma li voglio al Liceo!


UN POST PER GLI ADOLESCENTI STRANIERI
Come più volte in questo Spazio ho voluto sottolineare, l'Unione Europea attraverso le Raccomandazioni, invita gli Stati Membri ad una politica di Integrazione.
Integrare so che significa anche andare incontro.
Più volte mi sono chiesta che cosa davvero rappresenti l'integrazione in uno Stato come il nostro, in questo particolare periodo storico.

Tuttavia voglio soffermarmi sugli aspetti che maggiormente incontrano lo spirito di Farfalle a scuola.

Sempre di più il canale Formazione Professionale diventa scelta prioritaria per i ragazzi stranieri.
Per quanto sia bello e stimolante avere di fronte classi multietniche e colorate il risultato della mia riflessione in merito, non sempre è positivo.

Provo a spiegare le mie ragioni.

Sembra essere diventata una consuetudine [approvata dai più] pensare che un adolescente di origine straniera debba scegliere il fare, privandosi della possibilità di sognare anche il pensare.
E che dire di una donna straniera che non vede altra possibilità che riciclarsi nell'attività di badante? senza nulla togliere alla dignità di tale professione [che noi italiane non facciamo tanto volentieri!].

Sebbene i ragazzi del fare siano la mia passione, mi piace pensare che anche le nuove generazioni ospiti possano riscattare le proprie origini e gli stereotipi che si trascinano da anni.
Ormai nelle classi multietniche accogliamo le seconde generazioni, che in qualche modo sono più ingombranti delle precedenti.

Non voglio addentrarmi in una riflessione sociologica per cui non avrei le competenze, semplicemente provare a buttare sul tavolo qualche spunto di riflessione.

Traduco un po' ingenuamente: le seconde generazioni non sono nè carne e nè pesce!

Le seconde generazioni non hanno un Paese dove tornare, ma anzi sono ormai parte di un tessuto sociale e culturale che pur respingendo le ha accolte. Ma è innegabile che i giovani immigrati o figli di siano vittime della profezia che si autorealizza, perchè percepiti come potenzialmente minacciosi!
Allora si studiano a tavolino azioni di contenimento, anche formativo! Si attivano dei percorsi ad hoc per gli stranieri, dimenticando il vero significato di Integrazione. [Ciò che Maurizio Ambrosini chiama marginalità che si autoalimenta].

La Diversità, ahimè non è ancora considerato un valore aggiunto. Troppo spesso ci si lustra con la definizione di Intercultura, ma a ben guardare si tratta solo di stereotipi!

La Scuola e la Formazione sono chiamate ad essere catalizzatori capaci di unire etnie e nazionalità, ma in maniera attiva e propositiva per promuovere una nuova identità dei ragazzi [stranieri e non iniseme] senza etichette.

Personalmente ho sempre ricevuto molto dalle mescolanze di tradizioni e credenze e i ragazzi stessi riconoscono l'arricchimento che ne deriva.

Sempre ingenuamente mi vien da dire: che siano una portata a scelta [o carne o pesce!] , ma che si individui un canale di integrazione vero e senza ipocrisie!

Se L'Europa ci richiama alla costruzione di nuova identità culturale, partendo da ciò che siamo, non possiamo non considerare gli stranieri, ma soprattutto non pensare ad una classe dirigente futura multietnica.

Per questo...meno stranieri alla Formazione Professionale e più stranieri al Liceo! [è una provocazione, ovviamente...]

domenica 12 luglio 2009

Un buon capo lo deve sapere!




LA PROFESSIONALITA'...SPECCHIO DELL'ANIMA?

Ripensando alle riflessioni fatte l'altra sera sull'identità professionale è stato inevitabile provare a soggettivare un po' l'argomento.

Dimmi che lavoro fai e ti dirò che sei.

Mi rendo conto che l'incipit può sembrare banale e forse per certi versi poco applicabile. Ma ho voglia di pensare per un attimo a chi per sua fortuna si occupa professionalmente di ciò che l'appasiona.

La nostra identità si filtra inevitabilmente anche attraverso ciò che quotidianamente siamo in pubblico. La professionalità è spesso lo specchio di ciò che si è nella complessità dell'essere individui. La motivazione è tanto più alta quanto più la nostra identità è riconosciuta e stimata.

Se si vuole ottenere il meglio dai propri collaboratori bisogna essere bravi a credere in loro, ma ancora di più ad essere strumento per accrescere la loro autostima. Un buon capo in sostanza deve sapersi donare in dimensione didattica, una didattica socratica capace di estrapolare il meglio di ognuno.

La costruzione dell'identità professionale del singolo deve essere vista come un processo che può avere esiti diversi a seconda dei contesti, delle opportunità e ovviamente delle caratteristiche personali. [Bisogna essere bravi a cogliere i momenti e questo è solo l'Individuo che può farlo!]
L'input è dato dalle esperienze pregresse, l'output è il successo che è mediato dal riconoscimento.

Se l'identità professionale è la risultante delle esperienze pregresse il pensiero corre all'importanza dell' apprendimento informale. [Anche in una conversazione alle macchinette del caffè con i colleghi posso acquisire saperi, arricchirmi e quindi costruire la mia rete personale di competenze]

Un buon capo sa riconoscere tutto questo, sa che ci sono strumenti di lavoro alternativi, canali informativi poco istituzionali, che l'apprendimento è sinonimo di miglioramento continuo [anche in versione Iso] e che le relazioni possono essere il fulcro dei risultati. Un buon capo sa che non ci possono essere risultati se non c'è alla base di tutto uno spirito di condivisione tra le parti e per le parti.

Un buon capo tutto questo lo deve sapere!