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domenica 11 settembre 2011

Romagnacamp...la luna e il cuore


A me è proprio piaciuto vedervi tutti, tutti insieme chi al cazzeggio e chi impegnato a cercare e rinnovare legami sia social, sia professional :)


 
Come sempre ho imparato tante cose, anche cose che apparentemente non mi sembrava potessero interessarmi.
Ho imparato che c'è una scienza che non conoscevo. la lovvotica e adesso approfondirò...che poi Rudy Bandiera presentatndola ha sortito l'effetto di una rockstar di fronte ai suoi fan sfegatati.

Ho imparato che Pierluca  oltre che giornalaio e anche giocattolaio...con il suo speech "Facciamo che io ero" [ma lo sai che anche io uso il gioco con i ragazzi del fare?]

Ho imparato che le slides possono essere scritte a mano e i contenuti si impreziosiscono nella forma. [Mdp non ci ha svelato il trucco usato però :)]

Ho imparato che il Tango  può essere uno strumento didattico per  imparare a vivere grazie allo speech e all'eleganza di Alessandra [nota di colore: Alessandra per la sua presentazione ha persino cambiato le scarpe, io ci ho letto un profondo rispetto per la disciplina e arte che ci presentava]

Ho imparato cosa significhi essere guru dell'ovvio: Domitilla aka Semerssuaq, ha sparso allegria in sala con il suo Ignite pieno di colore e autoironia.

Ho imparato che ho paura di Stefigno e della sua reflex [ma non vedo l'ora di vedere cosa ha combinato]

Ho imparato che il mondo è piccolo. La cena è stata impreziosita, oltre che dalla Luna sul mare,  dalla presenza del mitico Maxime e Kobayasci ... e una gradita sorpresa che nulla ha a che fare con il mondo [incompreso a volte] della rete.

Ho imparato che sono più timida di quel che può sembrare...siete tanti quelli a cui non ho stretto la mano, solo per pudore...perdonate, ma son cresciuta in Piemonte. [la prossima volta fatevi avanti voi]

Non posso citare tutti, ma sicuramente questo fine settimana mi rimarrà nel cuore.
Grazie e alla prossima.

venerdì 30 aprile 2010

"dalle PROPOSTE, alle AZIONI"


Le Agenzie Formative possono [e devono] essere strumento di Innovazione e Ricerca di buone prassi affinchè si possano stimolare sul territorio e nelle imprese atteggiamenti di apertura al Cambiamento.

Attraverso la Formazione si trasferiscono paradigmi comunicativi generatori di metodo.



La convinzione che la Rete e il lavoro in rete possano essere strumenti e strategie mi porta a prestare particolarmente attenzione a quanto accade in giro e a segnarlarvelo.

Il 19 maggio 2010 a Roma si condivideranno idee, progetti e pensieri...

Fisicamente non ci sarò...ma farò in modo di restare informata e condividere.

Qui il wiki

domenica 22 novembre 2009

MomCamp...anche a Torino [il mio]


Un MomCamp a Torino, non lontano da casa mia. Mi sono detta che avrei dovuto cogliere l'occasione [il Piemonte è tirchio di momenti di condivisione che si traslino dal virtuale al reale].

Così sono andata, in una mattina di nebbia, solitaria...perchè io sono una di quelle mamme che hanno dovuto accettare la modernità anche nel non poter condividere l'essere genitore con un compagno [...]: non era semplicemente la domenica giusta per averli con Me. Ma credo sia stato proprio il mio essere sola che mi ha permesso di approcciarmi in un modo un po' alternativo al MomCamp.


Vi ho osservate Mamme della Rete: serene, sorridenti, entusiaste con la voglia di condividersi per quel pezzo di Voi/Noi che ci arricchisce come Donne. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto è stato l'Orgoglio, l'orgoglio di essere lì non come blogger, non come professioniste, non come esperte, ma come Mamme!

Quanta creatività e progettualità messa a disposizione!

Non poteva non colpirmi l'energia trascinante di Jolanda che con filastrocche.it si è creata il suo universo, la sua riconoscibilità professionale e personale, aprendosi al mondo in modo fantasioso e giocoso.
Ma la semplicità con cui Cristiana [con la sua bimba appesa al collo], dell'Associazione Guardaluna, ci ha raccontato come la sua attitudine all'essere commadre si sposasse bene con la sua professionalità mi ha quasi commossa.

Utili servizi sono stati presentati da Luisa e Laura con il loro portale per il turismo per tutta la famiglia e da Irene con il social network [tutto torinese, ma in espansione su l'intero territorio nazionale] per trovare un mondo di mamme a disposizione con cui barattare tempi e momenti: insomma per condividersi nel proprio ruolo.

E' stato bello vedere gli animatori di Agape che affascinavano i piccoli ottenendo silenziosa meraviglia.

Chiedendo scusa alle tante mamme che non ho citato...spero di potervi incontrare per condividere questa volta..i nostri bimbi e perchè no, evolvere verso nuovi modi di essere Mamme e Donne.

sabato 21 novembre 2009

Teenagers 2009 [1] Prime riflessioni e sollecitazioni di una giornata ricca



Anche quest'anno si è replicato Teenagers, l'evento che Repubblica ha inventato per mettere i riflettori sugli adolescenti, darne un identikit e cercare delle risposte comuni alle loro richieste.

L'evento è stato decisamente ricco di spunti grazie ai tanti dati e alle ricerche presentati. [e non basterà un post per raccontarlo]

Allora chi è il nostro adolescente? In quale quadro valoriale si proietta?

Tra i valori i giovani mettono l'amicizia, la salute, il benessere della famiglia, il posto di lavoro fisso [questa è una novità degli ultimi due anni], e non c'è l'impegno politico e sociale. Lo spazio di autonomia è cresciuto notevolmente e le istituzioni vengono sentite molto distanti. Infatti i giovani riconoscono fiducia agli scienziati,alle associazioni, ai carabinieri [grazie alla fiction], ma la stella polare è internet.

Internet può quindi essere considerato un valore?

Proviamo a capire perchè.

La modernità ha favorito la separazione tra emozioni e razionalità; ci si è applicati a dividere e analizzare i problemi per risolverli, ma difficilmente si pone la riflessione sul valore del progresso. La comunanza allora si rappresenta attarverso la condivisione [di cui il web si fa simbolo e metafora].
La rete sostituisce quello che per la nostra generazione era il senso di appartenenza [si decideva se essere paninari, punk o alternativi, ora se andare su facebook, netlog o messanger].
Internet ha abbattuto le barriere architettoniche e le distanze, ma porta anche felicità. Una felicità data dal piacere di creare, condividere e socializzare. Perchè gli adolescenti sono creativi!

Per un adolescente è incomprensibile non poter accedere a contenuti e musica gratuitamente. Gli adolescenti sono al tempo stesso cacciatori e produttori di contenuti, in maniera del tutto naturale. I contenuti diventano espressione di una identità sia se subiti, sia quando agiti.
La camera che era per noi il primo laboratorio di identità, ora è sostituito dal profilo del social network: decorare il profilo è esprimere se stessi di fronte agli amici, come decorare la propria stanza [per questo twitter non è interessante per un adolescente].
I contenuti devono essere spendibli, perchè merce di scambio.

Agli adolescenti non interessa la convergenza dei mezzi, ma la crossmedialità [la foto che si apre col link l'ho rubata a mdplab che ringrazio] cercano strumenti diversi che possano essere complementari per la riprogettazione dei contenuti che destano il loro interesse. [provocatoriamente possiamo dire che nessun adolescente guarda la tv sulla tv!]

Il talento creativo dei ragazzi fa sì che l'esposizione mediatica narcisistica diventi capacità organizzativa e progettuale, l'adolescente si trasformma così da expo teen a expert teen. Il fenomeno Numa Numa ne è un esempio! [e il riferimento torna all'apprendimento informale]

Aiutarli a non perdersi e non perdere le potenzialità sarebbe permettere loro l'open source, wifi urbani e connessioni gratuite ovunque!
I ragazzi hanno bisogno di raccogliere delle sfide, dove possano riconoscersi e riconoscere delle competenze.

Che dite? siamo pronti a farci riconoscere?

domenica 12 luglio 2009

Un buon capo lo deve sapere!




LA PROFESSIONALITA'...SPECCHIO DELL'ANIMA?

Ripensando alle riflessioni fatte l'altra sera sull'identità professionale è stato inevitabile provare a soggettivare un po' l'argomento.

Dimmi che lavoro fai e ti dirò che sei.

Mi rendo conto che l'incipit può sembrare banale e forse per certi versi poco applicabile. Ma ho voglia di pensare per un attimo a chi per sua fortuna si occupa professionalmente di ciò che l'appasiona.

La nostra identità si filtra inevitabilmente anche attraverso ciò che quotidianamente siamo in pubblico. La professionalità è spesso lo specchio di ciò che si è nella complessità dell'essere individui. La motivazione è tanto più alta quanto più la nostra identità è riconosciuta e stimata.

Se si vuole ottenere il meglio dai propri collaboratori bisogna essere bravi a credere in loro, ma ancora di più ad essere strumento per accrescere la loro autostima. Un buon capo in sostanza deve sapersi donare in dimensione didattica, una didattica socratica capace di estrapolare il meglio di ognuno.

La costruzione dell'identità professionale del singolo deve essere vista come un processo che può avere esiti diversi a seconda dei contesti, delle opportunità e ovviamente delle caratteristiche personali. [Bisogna essere bravi a cogliere i momenti e questo è solo l'Individuo che può farlo!]
L'input è dato dalle esperienze pregresse, l'output è il successo che è mediato dal riconoscimento.

Se l'identità professionale è la risultante delle esperienze pregresse il pensiero corre all'importanza dell' apprendimento informale. [Anche in una conversazione alle macchinette del caffè con i colleghi posso acquisire saperi, arricchirmi e quindi costruire la mia rete personale di competenze]

Un buon capo sa riconoscere tutto questo, sa che ci sono strumenti di lavoro alternativi, canali informativi poco istituzionali, che l'apprendimento è sinonimo di miglioramento continuo [anche in versione Iso] e che le relazioni possono essere il fulcro dei risultati. Un buon capo sa che non ci possono essere risultati se non c'è alla base di tutto uno spirito di condivisione tra le parti e per le parti.

Un buon capo tutto questo lo deve sapere!

lunedì 6 luglio 2009

Fai il formatore? ma chi sei?

FAI IL FORMATORE...QUINDI SEI UN INSEGNANTE!

Con il nuovo corso del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione [ in spirito europeo] il mondo degli Istituti Professionali di Stato e quello della Formazione Professionale Regionale [modello L.53] si dovrebbero integrare, incontrare, o per lo meno uniformare.

Non sarà così! Non potrà essere così, perchè le tradizioni da cui i due sistemi provengono non permettono una commistione di patrimoni. Troppe le differenze che la storia e le riforme hanno prodotto. Troppe le distanze culturali di chi quei due mondi li vive quotidianamente. [Lo dico senza polemica e senza presunzione]. Troppe le differenze di categoria: basta pensare che nella maggior parte degli uffici anagrafici italiani, per la compilazione dello stato professionale sulla carta d'identità gli impiegati traducono la qualifica di formatore con quella di insegnante.
[A me è stato risposto che formatore non esiste!]

Mi è capitato di leggere post di studenti di "Scienze della Formazione" che si chiedono che cosa realmente faccia un formatore. Ma nessuno studente di matematica o lettere che abbia voglia di passare la propria vita dietro una cattedra si chiederebbe mai che cosa un insegnante debba fare [!]

Il problema nasce da un equivoco in cui spesso anche gli stessi operatori della Formazione rischiano di cadere. Il pensiero comune è:
lavoro con le risorse umane, mi occupo della loro istruzione ergo sono un insegnante.

Dimenticando le specificità della propria professione e le differenze che caratterizzano le diversità di approcci e di obiettivi.
[E' tutta questione di obiettivi!]

Non c'è ancora un'interiorizzazione dell'identità professionale, non esiste un'idea concreta di comunità del sistema formativo. Manca un aggregatore!

Ma esiste forte e ben definita una identità culturale della Formazione Professionale, agita con determinazione in contesti formativi di eccellenza [anche di ispirazione religiosa e sociale].
Allora perchè non partire da qui, con meno ingenuità, meno modestia e meno autoreferenzialità?
Perchè non confrontarsi con quel mondo che con maggiore dignità porta l'etichetta di Istruzione?

Perchè non accettare la sfida e iniziare un processo di emancipazione e istituzionalizzazione della professione dal basso?

Anche un confronto attraverso il web può essere un mezzo per acquisire identità!

domenica 28 giugno 2009

Una rete per la Governance...possibile?

Fare [stare in] Rete!


La professionalità, di qualsiasi professione si tratti, deve passare dal concetto di Rete. Un concetto che ormai ha assunto significati diversi e sfaccettati.
Lavorare con [e per] le risorse umane e nella società della conoscenza significa per forza fare rete, se almeno uno degli obiettivi [sui tanti che ci si pone all'inizio di un progetto] vuole essere raggiunto.
Per rete si intende un'organizzazione con un profilo e delle specificità condivisi, con delle finalità comuni, che si caratterizzi come sistema di relazioni.
Ma spesso si assiste ad una deriva del progetto quando sono proprio le persone con cui il percorso progettuale era iniziato a venire meno, a lasciare...Questo accade inevitabilmente quando dalle relazioni informali tra soggetti, che empaticamente si sono capiti per una linea comune, non ne è nata una relazione formale, neutrale da cui potesse scaturire quelle che ci piace chiamare buone prassi.

Quante volte ci si arena nella frase: la rete è fatta dalle persone! [?]

Sì, la rete è fatta dalle persone, ma proprio per questo deve essere in continua trasformazione, in movimento per poter rispondere ai diversi bisogni della società, del territorio e degli utenti. Così come ce la propone Silvano Tagliagambe, rete come metafora del mondo e modello della nostra esperienza quotidiana, senza esserne una semplificazione.
Le connessioni che si intrecciano nella rete moltiplicano le conoscenze, dandone ad un tempo gli strumenti per decodificarle e identificarle. E' quindi fondamentale lasciare il segno e dare una rappresentazione delle codifiche, affinchè il linguaggio [nuovo] possa essere condiviso anche da chi non è stato attore principale.

E' il linguaggio comune che trasforma un gruppo generico di persone in una comunità.

A partire da queste riflessioni il pensiero corre all'idea di "Sistema scolastico" come comunità di conoscenza.
Il sistema scolastico [e per sistema scolastico intendo Istruzione e Formazione insieme] deve porsi dialogicamente tra le Istituzioni, le Agenzie Formative e gli Utenti [che mi piace chiamare cittadini!]. In questo caso la rete dovrebbe farsi strumento per dare forza ad un sistema che virtualmente c'è, ma che fisicamente deve trovare ancora una sua identità.
A questo punto si torna alle Persone, agli operatori della Conoscenza e della Scuola che non possono tirarsi indietro di fronte alla necessità di costruire una struttura di governance, che metta il luce un sistema condiviso di obiettivi e valori pur conservando le specificità di ogni componente.

Fare rete [anche tra soggetti apparentemente tanto diversi] è l'unico modo per rispondere alla chiamata dell'Unione Europea per la costruzione del Modello Educativo Europeo.

[ma siamo pronti?]




venerdì 26 giugno 2009

Il gioco nel web...sul web [dalla Nostra alla Loro maturità]

Vi segnalo un piccolo gioco...nato sul web e messo in pratica da un amico Entusiasta...

Se volete potete divertirvi anche voi...

seguendo l'esempio di Marco o cogliendo il suo invito

Buon lavoro e buon divertimento!

da Prof...mi limiterò a leggervi con attenzione [...], anche questo fa parte del gioco!

martedì 16 giugno 2009

Per una didattica...alter-nativa

E' successo che a settembre del 2008 una giovane film-maker, poliglotta e con l'approccio alla vita da vera artista si è imbattuta nei ragazzi della Formazione Professionale...
L'impatto forse non è stato dei più dolci, e così Lara..Lara Raviol ha fatto di necessità virtù, offrendo i suoi talenti alla didattica.
Quando ha guardato in faccia i ragazzi in classe, mentre tentava di insegnare loro what's your name [penso abbiate capito cosa insegna] si è detta:
ci vorrebbe un film!
Le sembrava che ci fosse troppo materiale a disposizione per perdere l'occasione!
Cogliendo le sollecitazioni di Carlo Fasano durante gli incontri di Formazione Formatori sul lavoro di gruppo ha proposto ai ragazzi di fare un film.
Le reazioni dei ragazzi sono state positive e lo spirito di gruppo ha prevalso.
Quando ho visto i risultati di Lara mi sono davvero stupita [ e me ne sono pure vergognata]; mi sono compiaciuta nel vedere l'entusiasmo che i ragazzi hanno condiviso con compagni e formatori.
I sorrisi...hanno portato alla didattica tradizionale un'apprendimento consapevole e desiderato.
Lara ha dimostrato che è possibile proporre...Altro e che questo altro può diventare patrimonio comune per una nuova spinta motivazionale [mi riferisco a docenti e discenti].
Lara ha dimostrato che è possibile alterare il corso delle cose, anche quando il corso sembra segnato. Mi riferisco al solito discorso...che certi ragazzi [il pregiudizio!] non sono fatti per apprendere e per ottenere risultati che non siano...pratici.

Invece...






Come potete constatare i risultati ci sono!
Lara ha raccontato che quegli stessi ragazzi che non avevano troppo desiderio di evadere con lo studio della lingua straniera...si sono impeganti come non mai, dimostrando un atteggiamento adulto e maturo.
E' stato bello osservare i volti dei protagonisti mentre si guardavano proiettati sul muro soddisfatti e compiaciuti!
Forse è tempo di adeguarci a loro, ai nativi fornendo materiale alter...appunto e le frustrazioni avrebbero una possibilità in più di allontanarsi dalla quotidianità.
Il problema è sempre lo stesso...il tempo, lo spazio e le risorse![al di là delle solite Riforme, della solita Politica ahimè].
Ma se provassimo a superare il problema abituandoci agli strumenti alter-nativi, facendone patrimonio di buone prassi in un atteggaimento di desiderio di evoluzione e condivisione di saperi e strumenti tra adulti per i nostri ragazzi?

venerdì 29 maggio 2009

TUTTO QUELLO CHE MI SERVE SAPERE L' HO IMPARATO ALL'ASILO di Robert Fulghum

trovo sul blog di Enrico Sitta http://cooperativelearnignlim.blogspot.com
...e condivido


La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l' ho imparata all'asilo.
La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino dell'infanzia. Queste sono le cose che ho appreso:

Dividere tutto con gli altri.
Giocare correttamente.
Non fare male alla gente.
Rimettere le cose al posto.
Sistemare il disordine.
Non prendere ciò che non è mio.
Dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno.
Lavarmi le mani prima di mangiare.
I biscotti caldi e il latte freddo fanno bene.
Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa,
pensare un po' e disegnare, dipingere, cantare,
ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno.
Fare un riposino ogni pomeriggio.
Nel mondo, badare al traffico, tenere per mano
e stare vicino agli altri.
Essere consapevole del meraviglioso.
Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono,
la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché,
ma tutti noi siamo così.
I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e
persino il seme nel suo recipiente:
tutti muoiono e noi pure.
Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato,
la più importante di tutte: GUARDARE.
Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole auree, l'amore, l'igiene alimentare, l'ecologia, la politica e il vivere assennatamente.
Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrerà vero, chiaro e incrollabile.
Pensate a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti , l'intera umanità prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l' hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.

Rimane sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti!