lunedì 27 giugno 2011

Un Siciliano al villaggio


Se non fosse stato per il sole dagli effetti fatali per la lunga attesa avrei scritto ieri sera, subito dopo il magico incontro in una piazza della capitale dei Valdesi.
Già perchè ieri, domenica 26 giugno alle ore 17.30 Torre Pellice ha conferito la cittadinanza onoraria a Andrea Camilleri. La ragione, ha detto il sindaco Claudio Bertalot, sta nei 150 anni dell'Unità d'Italia, perchè Camilleri con la sua scrittura ha saputo riportare la Sicilia in Italia. La Val Pellice è un territorio frontaliero e i suoi abitanti sono abituati ad una politica di accoglienza da sempre.

Il momento è stato davvero speciale, Camilleri emozioanato e riconoscente di poter essere parte di una comunità tanto originale
Io sono onorato- ha detto- con questa cittadinanza mi avete detto: vogliamo tu sia dei nostri, non c'è premio migliore.


E' stato bello sentire così tanta partecipazione del pubblico e così tanta emozione a condividere le belle parole che lo scrittore ha riservato per la comunità di Torre, definita
uno straordinario esempio di convivenza che dovrebbe essere conosciuto dagli italiani di oggi...che hanno paura di condividere il proprio orticello...

e ancora:
a questa nostra Italia un po' di iniezione di sangue valdese non farebbe male.

E' stato un pomeriggio ricco di cultura, altezza morale, ma soprattutto semplicità. Una semplicità che sarebbe bello poter ritrovare più spesso in questa Italia, che come ha detto il traduttore di Montalbano in Francia Serge Quadruppani , deve ancora cacciare il suo Napoleone III.

Una semplicità il cui sinonimo diventa ricchezza. Una ricchezza che si declina non solo nei suoi 79 libri pubblicati, ma anche e soprattutto nei valori che con quella lingua un po' inventata complice nell'aver ridato lustro al siciliano, Camilleri riesce a trasmettere.

Cosa vi posso dire di più per farvi intuire l'aria che si è respirato ieri pomeriggio?
Beh, come si fa a non amare uno scrittore che dice di mettersi a scrivere solo dopo essersi sbarbato, per rispetto alla scrittura?

Scrivo sotto dettatura di me stesso. E se non ho nulla da scrivere, scrivo lo stesso, anche solo una lettera a qualcuno incontrato per caso qualche giorno prima, per mantenere l'esercizio.

Gli applausi che ha strappato al pubblico sono stati tanti, ma l'ultimo, quello di saluto particolarmente caloroso. Mi sono ritrovata ad applaudire con gli occhi inumiditi dalla commozione.

Ieri avrei voluto essere anche io residente a Torre Pellice.

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