sabato 26 gennaio 2013

27 gennaio

Io non ricordo quando ho cominciato a sapere che cosa è stato

Non ricordo un giorno preciso in cui qualcuno abbia cominciato a parlarmi di deportati, di defraudati di Vita. Forse perchè da sempre ne ho sentito parlare tra i racconti spezzati della mia bisnonna che raccontava dei tedeschi e di quella figlia bambina data in sposa ad un uomo che dopo l’8 settembre era sparito. Forse perchè la schiena rotta di quell’uomo che poi è tornato ha parlato per lui, anche quando mi spegneva la tv mentre d’estate guardavo film sulla guerra.

Non ricordo il giorno in cui ho cominciato a studiare sul libro di storia di un treno che terminava la sua corsa al freddo e nel dolore. Forse perchè spesso, sovvertendo quelle che oggi sarebbero regole rigidissime, il marito della maestra veniva a sostituirla per qualche improvvisa commissione e ci raccontava dell’eccidio di Cumiana, ancora tra le lacrime nonostante la cura della distanza temporale. La verità è che non c’è cura per un animo rapito da tanto dolore, un dolore che non si riesce a chiamare, non si riesce a dire. E allora attraverso le lacrime di quell’anziano signore noi abbiamo cominciato a studiare la storia.

Ma cosa ne sarà delle generazioni nuove che non hanno più la fortuna di incrociare i grandi uomini espressione umana della Nostra Storia?
Oggi alla manifestazione per il Giorno della Memoria io ero tra i più giovani. Perchè non si portano i bambini? 

Se non siamo più capaci a trovare le parole per spiegare cosa è stato, non saremo in grado di garantire che più non sarà.

La privazione dell’identità  cui tendeva il progetto nazista rinasce nella nuove generazioni affondando le radici in una visione più capitalista e per questo travestita da libertà e individualismo. Ma i nostri ragazzi sono in pericolo, proprio perchè attratti da un’ideologia e un fare che indica loro la strada al fondo della quale vedere facili risultati e un senso di appartenenza al potenziale senso di superiorità.
E’ nostro dovere intercettare altre strade per altre mete. Ma non possiamo evitare di raccontare cosa è stato, nascondendoci dietro la scusa che c’è troppo dolore.
Vedere tutti quei morti, i modi, i numeri...è faticoso? e allora troviamo il modo per dirlo!




2 commenti:

  1. Quando i nonni non ci sono piu', tocca a noi raccontare.
    Mi son dovuta forzare, ma mi son fatta coraggio, mi son detta che é mio dovere, ed ogni età ha le giuste parole.
    Brava Lia.

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    1. grazie...è sempre un piacere trovare lettori e assonanze

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