mercoledì 23 settembre 2009

dal Dulp




Di ritorno dal Dulp...
Ormai sono tornata da qualche giorno da quella che per Me è stata un'esperienza molto interessante e mi ero ripromessa di scriverne subito sotto la spinta dell'entusiasmo. In realtà quando ho cercato di fare ordine tra le tante sollecitazioni ricevute mi sono trovata in difficoltà.

Al di là della Vision di cui Dulp è portavoce e del paradigma che si va cercando [e si è cercato attarverso le discussioni in presenza] nelle discussioni sul gruppo di Facebook a me ha confermato la necessità [più volte dichiarata qui] della centralità delle persone, come dice Carlo Giovannella. ["bisogna recuperare le facce" bellissima immagine il cui significato condivido]

Cosa ho portato a casa? sicuramente nuova curiosità e voglia di sperimentare.

Ho chiarito a me stessa cosa voglia dire per le nuove generazioni l'uso delle tecnologie, ma soprattutto quale significato può assumere l'uso didattico.
Ho incontrato gente entusiasta e competente, le cui sollecitazioni sono strumento prezioso per nuove strade che vorrò percorrere.

E' stato bello vedere come la fisica, la pedagogia, la sociologia, l'informatica e forse la filosofia cercassero connessioni e attraverso strade diverse, un'unica meta.

Una bella sorpresa: conoscere insegnanti della Scuola [quella tradizionale e non quella dei ragazzi del fare] diversi dallo stereotipo [annoiato e frustrato], ma con fantasia e desiderio di ricerca, voglia di mettersi in gioco e di proporre strumenti alternativi, nuovi e al passo con le generazioni..liquide appunto. Come Annalisa Boniello che usa Second Life con i suoi ragazzi per insegnare scienze e Elisa Spadavecchia che mette l'inglese su Wiki, Podcast, blog e piattaforme... [chiedo scusa ai tanti che non cito]

Elisa ci ha fatto toccare con mano come l'uso della piattaforma possa allargare il tempo scolastico oltre la scuola, e come il blog permetta di rendere visibile ad allievi e genitori il lavoro che c'è dietro una lezione. Mentre Annalisa ci ha fatto riflettere sul significato pedagogico del gioco e sulle sue potenzialità educative:apprendere attraverso il gioco può sembrare sovversivo, perchè in Italia pensiamo che per insegnare non bisogna giocare, ma quante competenze trasversali e non si possono implementare!

Tra le tante contaminazioni il complex learning di Eleonora Guglielman e Laura Vettraino mi ha sollecitato maggiormente.
Esso propone un approccio nuovo capace di transitare in diversi strumenti, contaminando ambienti aperti non predefiniti rispondendo proprio a quel bisogno che esprimevo all'inizio, che cerca la centralità dell'allievo attraverso la personalizzazione, la multiattorialità e la fluidità. Un approccio olistico! [ma mi riprometto di approfondire e farne un post ad hoc]

Mi piace concludere con una frase di Marcello Bettoni:
La scuola deve essere realtà, ma allo stesso tempo una realtà facilitata, quindi una realtà fatta di simulazione.

Ritengo che una scuola che deve contribuire alla formazione di prossimi lavoratori [come la Formazione Professionale appunto] debba essere a maggior ragione liquida e ubiqua, proprio come Lisbona ci ha chiesto.

In attesa di una prossima dulpata...


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