lunedì 5 ottobre 2009

Adolescenti oggi-sfide educative


Lo ammetto: ho risposto all'invito da parte del servizio Orientarsi della Provincia di Torino, all'incontro con Paolo Crepet un po' prevenuta.Corsivo
Invece il carisma, la semplicità e l'immediatezza con cui ha catturato l'uditorio ha fatto sì che avessi voglia di condividerne le sollecitazioni e le riflessioni.

Al centro delle riflessioni la cultura tutta italiana pedofobica, come se ci fosse una sorta di razzismo nei confronti dei ragazzi. Educare richiede tempo e la nostra generazione invece il tempo lo riduce.

Il vuoto educativo è stato sostituito dal "pieno televisivo" [per intenderci rappresentato dalle tante proposte alla Maria de Filippi]; mentre la generazione dei nostri nonni prevedeva un'educazione tra pari e diverse figure parentali educative.

E' imbarazzante pensare ad una società che si vede ridurre i tempi scolastici proprio quando dovrebbe chiedere che vengano occupati gli spazi che la Famiglia non può più occupare.
Apparentemente Crepet propone una cosa banale: cambiare il nome del Ministero dell'Istruzione in Ministero dell'Educazione. I ragazzi vanno educati [e non istruiti], educati alla Vita! E invece le competenze fondamentali per affrontare il mondo nella pagella non compaiono: autonomia, autostima e creatività.

Ciò che ripeto quasi salmodiando ai ragazzi del fare: non importa che si sappia di chimica o matematica, se non si è capaci a vivere.[ La scuola non seleziona i migliori: i primi a scuola non sono automaticamente i primi nella vita.]

Il vuoto educativo è riempito dai genitori dal senso di colpa, che toglie la distanza educativa, per sostituirla con un'ossessiva vicinanza. I genitori si fanno camerieri dei figli, senza cercare i talenti dei propri ragazzi, senza farli crescere.

Bisogna partire dal presupposto che i ragazzi siano intelligenti, perchè educare significa rischiare: chi non sa rischiare non può fare l'educatore.

Parte del rischio è anche la consapevolezza che educare non è democratico, l'insegnante è il capitano e i ragazzi i suoi marinai che devono potersi fidare di chi li guida. Il capitano non negozia, perchè conosce la meta e sa affrontare le intemperie.

L'insegnante deve essere umile per poter crescere insieme ai suoi ragazzi, essere severo senza scordarsi di sorridere.
L'insegnante deve essere in grado di insegnare le emozioni. Non si tratta di colmare i vuoti, ma solo dare gli strumenti affinchè si possa imparare a colmarli.

I ragazzi in preda al vuoto educativo non crescono: invecchiano e basta! Coltivare le differenze e cogliere la sfida che gli adolescenti ci lanciano dà loro quel giusto riferimento che insegna a Pensare.

Un grande educatore è Passione! Ditelo a chi non ce l'ha!

integrazione del 16 ottobre 2009
intervista a Paolo Crepet su Repubblica.it

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuole-genitori/intervista-crepet/intervista-crepet.html?rss



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