Riflessioni ad alta voce sulle pari opportunità.Anche le Agenzie Formative si muovono nella lotta
contro la violenza sulle donne.
Interessante l'iniziativa
in rete che vede protagoniste le Referenti per le Pari Opportunità del territorio pinerolese, che raccogliendo lo stimolo del Centro per l'Impiego di Pinerolo hanno messo
la didattica al servizio delle Pari Opportunità, appunto.
Infatti
i ragazzi del fare di
CIOFS,
ENGIM e
CFIQ da alcune settimane stanno preparando materiali e interventi per la giornata del 18 novembre 2009, la cui ricca programmazione si può trovare
qui.
Da diversi anni ormai nel mondo della Formazione Professionale è posta molta attenzione alla
riflessione nell' ambito della
dimesione di genere, anch

e grazie ai suggerimenti dell'Unione Europea.
Tuttavia per le caratteristiche proprie del target di utenza riflettere sulla violenza e le discriminazioni sul lavoro, può essere considerato un argomento da inserire nell' area professionalizzante. E non mi riferisco solo ai ragazzi in Obbligo di Istruzione, ma anche ad alcuni specifici
clienti adulti della Formazione Professionale con pochi strumenti e risorse personali per poter affrontare la quotidianità, come stranieri e persone con bassa scolarità.
La trasversalità dell'argomento non copre l'importanza che le diverse tematiche dovrebbero avere e le riflessioni che si dovrebbero fare strada nei cervelli dei nostri ragazzi dalle
braghe larghe. Sicuramente però manca una giusta preparazione e sensibilizzazione nei formatori e insegnanti e gli interventi sui ragazzi sono lasciati alle
sensibilità individuali di chi va in aula.
Mi chiedo perchè un argomento così importante che avrebbe tanto impatto sulla Società venga lasciato alle iniziative individuali?
Per fortuna qualcosa intorno si muove, anche grazie alle
campagne ministeriali e non. Così nascono le Reti di Parità e iniziative come
questa.
I nostri ragazzi hanno le ideee piuttosto confuse in merito alle Pari Opportunità e a chiaccherare con loro ci si accorge che ciò che per noi adulti è considerata violenza, per loro è un'
accettabile prolungamento dell'insoddisfazione e del disagio vissuto. Ciò che per loro è violenza per noi è
drammatica normalità di una generazione che non capiamo e che facciamo fatica a riconoscere come figlia della nostra.
Nelle case di alcuni
ragazzi del fare la violenza è la legge, la regola.
Il compito della scuola che vuole essere
comunità educante è quello di insegnare che le regole, quando sbagliate, possono essere sovvertite.
Ma quali sono gli strumenti a disposizione? e soprattutto dove la
distanza educativa deve segnare il confine?
Ma per la
giornata contro la violenza sulle donne voluta dall'ONU, torna a farsi strada un'altra
mia fissa di cui già Farfalle è stato testimone: la stereotipizzazione delle professioni e delle relative professionalità.
Intendo dire che ciò che il mondo della scuola offre risponde agli schemi che da generazioni ci si trasmette: una ragazza fa la segretaria, un maschio il tornitore.
Non è forse anche questa una forma di violenza, se pure sottile e nascostamente psicologica?
Alcune ricerche hanno rilevato che mentre le donne stanno a poco a poco raggiungendo posizioni professionali maschili, non accade il contrario, questo a causa dello scarso riconoscimento professionale di alcuni mestieri [più tipicamente femminili appunto].
Torno quindi a sottolineare la necessità di percorsi orientativi che tengano conto anche di queste tematiche.
Infine una raccomandazione a me e a chi legge: i contenuti trasmessi come tam-tam per il 25 novembre e l'8 marzo devono continuare in un'unica eco nelle aule e fuori. [sulle LIM e sulla carta ;)]
Scritto in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne
Grazie a Ilaria che ha fornito l'immagine del post