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lunedì 25 novembre 2013

Non sempre è il 25 novembre

Stamattina grazie al Sottodiciottofilmfestival ho portato i ragazzi del fare a vedere la Bicicletta verde.
Un film davvero gradevole, discreto e elegante. Nonostante l'argomento triste e spinoso, il tema della violenza si manifesta sul video in punta dei piedi e proprio per questo il groppo in gola si presenta puntuale, ma senza aggressività.

Ci siamo portati a casa, i ragazzi ed io, tanta voglia di pensare.
Le donne vittime di pregiudizi,
le donne vittime di stereotipi,
le donne vittime di falsi credo,
le donne vittime di se stesse,
le donne vittime degli uomini...
ma le donne...

Altri ragazzi erano presenti in sala: quanta fatica stare a guardare una violenza che si declina senza spari, senza botte, senza stupri...senza sangue.
Ma una violenza fatta di pensieri, di parole e di semplici gesti quotidiani, che tanto semplici non sono e che racchiudono un preciso disegno sociale, è difficile da riconoscere.

I nostri ragazzi, ma forse anche noi adulti, siamo vittime dell'idea stessa di violenza che ci è stata trasmessa dai media e non solo. Quanto è facile pensare che solo se ti mena un uomo è violento. Quanto è facile pensare che in fondo non la meni la tua ragazza e quindi non si può dire tu sia violento.

E oggi mentre guardavo il film pensavo ad un ragazzo che l'altro giorno sul treno telefonava alla morosa, ai suoi toni, alle sue parole, ai suoi modi. Una telefonata che si portava dietro tanta aggressività, quanto un occhio nero, tanta forza quanto un ceffone, tanto fastidio quanto una violenza.
E io pensavo. 
E avrei voluto strappare il telefono per aprire gli occhi a chi era dall'altro capo del telefono. 

Quella telefonata era carica di qualcosa di triste e spinoso, che non si presentava però in punta di piedi...
Ma sono rimasta impassibile, basita, con la consapevolezza che non sempre è il 25 novembre. 

E una bicicletta può farci svegliare...guardatelo, pensate e fate pensare.




giovedì 14 febbraio 2013

Lettere d'amore




14 aprile 1943

Tesoro mio, come potrei immaginare un altro giorno senza i nostri sospiri all’unisono?
Questa nostra distanza forzata, questa nostra miseria, questa guerra.
Vorrei poter essere sicura di riabbracciarti e poterci godere un po’ di noia e un po’ di quotidianità.
Come abbiamo maledetto i nostri giorni sempre uguali, tanto da credere potessero uccidere la nostra passione. Ora so che in tempo di pace tutto vale, anche la noia è fonte di amore e amore.
Amore mio vorrei poter riconoscere in queste ore di pena la speranza. Non so più cosa sia sperare e progettare. Ricordi quanti piani avevamo insieme? Quante volte abbiamo pensato che sì, avremmo fatto, avremmo detto... ma poi, più tardi.
Ora di quel poi ce ne hanno privato e l’unica salvezza sta nell’appiglio che offre la speranza.
Unico rifugio ora è il ricordo, la memoria di quello che siamo stati, delle Tue braccia che mi travolgevano e della forza con cui mi spingevi verso il futuro, il Nostro.
Nelle notti più faticose, quando sento le lacrime delle altre donne attraverso la loro disperazione recupero il coraggio di riportare alla luce le nostre ore d’amore. E’ il conforto alla mia pena. Riesco a sentire la Tua pelle sulla mia, le Tue mani che si prendono tutto di me.
Vorrei poterti dare la morbidezza delle mie labbra ancora una volta per imprimere sulle Tue il calore del Nostro amore.
A volte mi faccio sopraffare dallo sconforto e dalla paura. Temo davvero che questa guerra se non si porterà via i nostri corpi, riuscirà comunque a prendersi le nostre anime.
Scriverò sul muro di questo rifugio ogni giorno il mio amore per Te, così che in qualche modo possa essere garantito ad esso un futuro attraverso gli occhi e le emozioni di chi leggerà.
Mi risulta difficile il commiato anche dalla scrittura. Scriverti è comunque stare con Te. Ma la candela si consuma e la parsimonia può essere alleata in questi tempi di fatica. Ti abbraccio sussurrandoti ancora il mio amore.
Tua...
Anita






quelle psichedeliche delle mie amiche imprenditrici di io mangiogofri oggi in occasione di San Valentino insieme ai loro gofri consegneranno lettere d'amore, tra le tante ci sarà anche la mia, scritta per l'occasione. E se vi diverte...cercatele su fb e partecipate al loro giveaway.


lunedì 16 luglio 2012

Gioconda Belli: un sorriso, una rivoluzione


Che emozione poter ascoltare dal vivo la scrittrice che ha determinato il mio passaggio da ragazza a donna. E’ successo sabato in quella magnifica cornice che è “Una torre di libri”.

La mia riservatezza sabauda mi ha impedito di avvicinarmi quando, prima che la serata iniziasse, mi sono imbattuta nello splendido sorriso di una donna che sfoggia, come lei stessa ama dichiarare, con orgoglio il suo sesso. L’avevo lì ad un passo da me e mi sorrideva come se ci conoscessimo da sempre, o come se avesse riconosciuto in me la ragazza che ha scoperto l’amore per l’impegno civile grazie ai suoi libri. [ma non ho avuto il coraggio di spiegarle perchè le devo molto come donna e come formatrice]


Questo blog lo devo a lei! Le farfalle che tanto amo sono le sue...

Prima ancora che scrittrice di romanzi Gioconda è poeta; prima ancora che combattente del Fronte Sandinista Gioconda è poeta e donna.

Mi ha fatto iniziare a scrivere la felicità di essere parte di un processo politico

E’ proprio l’essere donna che marca la differenza. Dal suo punto di vista, le sue donne, le sue protagoniste sono sempre rivoluzionarie, perchè è il modo che è rivoluzionario. “Nel paese delle donne”, il suo ultimo libro, le donne prendono il potere dimostrando che il giusto modo di governare risiede nei segreti di una brava madre, di una brava padrona di casa. Solo l’amore di una madre può salvare un paese, è la provocazione.

Porto il punto di vista delle donne perchè siamo arrivate alla letteratura tardi

Secondo Gioconda Belli la crisi moderna è una crisi dell’immaginazione; si fa resistenza a pensare che ci sia un altro modello rispetto a quello che gli uomini ci hanno imposto nella storia. Bisognerebbe attuare una rivoluzione a partire dalle parole. La realtà è fatta di parole, così come la rivoluzione sandinista è stato un poema collettivo. Bisogna avere il coraggio di fare tutto il possibile per spingere il carro della storia in avanti.

Le donne possono portare un contributo fondamentale al cambiamento. Perchè non insegnare ad esempio negli anni del liceo ad essere genitori? Come sarebbero ora i nostri figli se ci avessero insegnato ad essere genitori già dai tempi della scuola?

Sabato sera Torre Pellice era pervasa di speranza e ottimismo. E anche di buon umore. Perchè Gioconda Belli sa essere testimone di un impegno politico permeato di gioia e vitalità. Il suo sorriso si accasa nella pelle di chi la guarda. Impossibile non farsi ammaliare dall'entusiamo con cui descrive il PIE, il Partito della sinistra erotica, un modo rivoluzionario di fare politica perchè si fonda sull'amore, sulla capacità di cura di cui le donne sono dotate. La rivoluzione del futuro è donna, perchè le donne ha una relazione diretta con la vita.

Il mondo ha troppo testosterone, c’è bisogno di più estrogeno


E’ sicuramente un punto di vista interessante, di cui tenere conto forse con maggiore attenzione soprattutto in questo periodo di crisi. Così come le nostre nonne salvavano l’economia domestica, adesso tocca a noi salvare, o anche solo modificare la traiettoria di questo piccolo e povero mondo. 

Gioconda Belli ci ha dato lo spunto per trovare degli strumenti, ora tocca a noi procurare un metodo e perseguire l’obiettivo anche con l’aiuto [prezioso] degli Uomini.
 

giovedì 3 febbraio 2011

Anche Io dico Basta!

Sono rimasta ad osservare, forse anche curiosa di sapere quanto fossimo tolleranti verso un atteggiamento che per formazione ho sempre ritenuto, in maniera scontata, dovesse essere combattuto.

E invece...non è così comune pensarlo se siamo arrivati fino a questo punto.

Non mi preoccupa tanto la stereotipizzazione dell’italiano nel mondo, non mi infastidiscono le macchiette con cui ci si dipinge. Trovo inaccettabile però il modello con cui le adolescenti di questa ultima generazione si stanno confrontando, il paradigma con cui si dimostra che impegno, serietà e soprattutto dignità e classe non servono a nulla.


La riflessione di questi giorni è profonda e mossa dal sentimento. Mi sento offesa, come donna, ma soprattutto come mamma e formatrice. Come se si gettasse fango sull’impegno profuso da tanti di noi, uomini e donne, nel diffondere e condividere valori e storia di lotte e conquiste.

In questi giorni mi sono ritrovata a commuovermi più volte nel sentire le parole di chi ha detto Basta. E’ questo che dobbiamo insegnare: la voglia di difenderci!

Una collega mi ha chiesto di far vedere i video messaggi ai ragazzi del fare. Ho detto di no, ho dovuto dire di no, perchè sarebbe stata un’azione politica. E’ questa una risposta che mi è costata davvero molto. Una società che si dice civile affronta questi argomenti senza se e senza ma, perchè ci riguardano indipendentemente dai colori politici, perchè ogni bambino, ogni bambina, ogni giovane donna, ogni giovane uomo ha il diritto di essere difeso dagli scenari di oggi, ha diritto a non essere bersagliato da una monocultura che cultura non è!

Popper diceva:

“insegnare significa influenzare il loro [dei bambini] ambiente in modo che possano prepararsi per i loro futuri compiti: il compito di diventare cittadini”


Ecco...io vorrei poter vedere semplicemente un futuro di cittadini. E mi piace ricordare che nell’Antica Roma chi era cittadino romano appunto, godeva di tutela e protezione, intoccabile in ogni luogo dell’Impero.

Proteggiamo i nostri ragazzi, proteggiamoci.

Per questa ragione ora la tolleranza di cui parlavo all’inizio non ha più senso. E’ ora di dire Basta e lo faccio anche io.

sabato 25 settembre 2010

[OT] Serendipidità


Succedono cose strane, sorprendenti e quasi un po' ...magiche.

Ho dovuto guardare più e più volte per poterci credere.

Ho pensato di essere diventata matta e soprattutto egocentrica in maniera patologica.

Poi ho chiesto ad un amico di guardare il link al posto mio...

E' proprio così...esiste un cappello che porta il mio nome, ma per intero con tanto di cognome.

Ma la cosa più bizzarra è che nell'estate ho davvero osato mostrarmi così:


Che io abbia fatto tendenza? mi piace sognarlo il tempo di un post :)

Beh...mi sa che mi hanno conquistata!

[però se vi capita a quelli di Zara ditelo che Lia Bianco esiste!]

domenica 22 novembre 2009

MomCamp...anche a Torino [il mio]


Un MomCamp a Torino, non lontano da casa mia. Mi sono detta che avrei dovuto cogliere l'occasione [il Piemonte è tirchio di momenti di condivisione che si traslino dal virtuale al reale].

Così sono andata, in una mattina di nebbia, solitaria...perchè io sono una di quelle mamme che hanno dovuto accettare la modernità anche nel non poter condividere l'essere genitore con un compagno [...]: non era semplicemente la domenica giusta per averli con Me. Ma credo sia stato proprio il mio essere sola che mi ha permesso di approcciarmi in un modo un po' alternativo al MomCamp.


Vi ho osservate Mamme della Rete: serene, sorridenti, entusiaste con la voglia di condividersi per quel pezzo di Voi/Noi che ci arricchisce come Donne. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto è stato l'Orgoglio, l'orgoglio di essere lì non come blogger, non come professioniste, non come esperte, ma come Mamme!

Quanta creatività e progettualità messa a disposizione!

Non poteva non colpirmi l'energia trascinante di Jolanda che con filastrocche.it si è creata il suo universo, la sua riconoscibilità professionale e personale, aprendosi al mondo in modo fantasioso e giocoso.
Ma la semplicità con cui Cristiana [con la sua bimba appesa al collo], dell'Associazione Guardaluna, ci ha raccontato come la sua attitudine all'essere commadre si sposasse bene con la sua professionalità mi ha quasi commossa.

Utili servizi sono stati presentati da Luisa e Laura con il loro portale per il turismo per tutta la famiglia e da Irene con il social network [tutto torinese, ma in espansione su l'intero territorio nazionale] per trovare un mondo di mamme a disposizione con cui barattare tempi e momenti: insomma per condividersi nel proprio ruolo.

E' stato bello vedere gli animatori di Agape che affascinavano i piccoli ottenendo silenziosa meraviglia.

Chiedendo scusa alle tante mamme che non ho citato...spero di potervi incontrare per condividere questa volta..i nostri bimbi e perchè no, evolvere verso nuovi modi di essere Mamme e Donne.

domenica 19 luglio 2009

[una premessa ] Vorrei una donna saldocarpentiere [2]


In risposta al post Vorrei una donna saldocarpentiere Giuseppe mi manda questa interessante analisi.
Il punto di vista è quello della tradizione protestante.
Mi piace dare voce alle diverse diversità, per questa ragione, nonostante la timidezza dell'autore, ho deciso di pubblicare le pagine che generosamente mi ha inviato via mail.

[Inoltre per chi non lo sapesse le valli pinerolesi sono di tradizione valdese, quindi è anche il campanilismo che mi spinge...]

Cara Lia,

il riferimento finale alla Danimarca mi ha dato da pensare. Possibile che per gli italiani sia così difficile vedere quando le varianti nel modo di concepire la fede hanno conseguenze culturali e sociali di grande portata? Perché la Danimarca è così? Perché lo sono la Svezia, la Germania, l’Olanda, la Norvegia, gli Stati Uniti, la Svizzera, la Finlandia, ecc.? E’ semplice. Perché si tratta di paesi in larga misura protestanti o influenzati dalla comprensione protestante della fede cristiana.



Vorrei perciò dire due cose – da protestante – sul modo in cui il ruolo delle donne è stato interpretato dal Protestantesimo.


UNA PREMESSA NECESSARIA


Per farlo, è utile qualche semplice premessa teologica. Nessuno si spaventi. Si vedrà subito che un paio di presupposti servono per capire “perché” i protestanti, nella storia, hanno fatto alcune cose e non altre.


Ogni tanto sento dire, anche da persone qualificate che vogliono giustificare il fatto che in alcune chiese cristiane le donne non sono ministre di culto, che se Gesù avesse voluto una Chiesa di quel tipo non avrebbe scelto i dodici apostoli solo tra i maschi. Si tratta di un’interpretazione discutibilissima dei passi dei Vangeli che ne parlano. Oggi la gran parte degli esegeti concorda sul punto che in realtà il riferimento ai dodici apostoli ed alla loro missione è un riflesso della tradizionale suddivisione d’Israele nelle dodici tribù del Pentateuco.

L’idea di chi ha redatto i racconti è che i dodici apostoli della “prima cerchia” di Gesù fossero destinati a diffondere l’insegnamento del Messia comunque all’interno d’Israele, non fuori di esso. Era inconcepibile che questi rappresentanti simbolici delle tribù non fossero maschi.

Questi racconti, in altri termini, non possono essere proiettati “in avanti”, verso la storia della Chiesa. Devono essere letti “all’indietro”, in stretto rapporto con la Bibbia ebraica, cioè con quello che noi cristiani chiamiamo Antico Testamento.

Non possono essere considerati in alcun modo discriminanti per un ministero delle donne nelle chiese cristiane. Anzi, questo legame di Gesù con la Bibbia ebraica è oggi un fondamento per la lettura protestante della Bibbia.


Ad ogni modo, chi avesse voglia di capire che cosa facevano le donne nelle chiese delle origini cristiane potrebbe rileggere diverse parti degli Atti degli Apostoli. Ne riscoprirebbe il carattere illuminante.


XVI SECOLO: COSA DICE LA RIFORMA


Ma veniamo alla svolta fondamentale: l’esplosione della Riforma nei primi decenni del XVI secolo. Anche qui bisogna avere presenti almeno alcune cose dal punto di vista teologico.


1) Prima cosa centrale che fu affermata è che il culto cristiano non ha carattere sacrificale. La Cena del Signore, come la chiama la Scrittura, non è la “ripetizione” di un sacrificio che si è compiuto una volta per sempre sulla croce. Non è un “sacrificio” nemmeno in senso simbolico. E’ una mensa comune cui ci invita Gesù in modo diretto, senza mediazioni, nutrendoci lui di persona.


2) In questo senso – ed è questo il secondo punto – Gesù è stato l’ultimo vero “sacerdote”. Con lui il sacerdozio (il “prete”) è stato abolito, perché l’umanità non ha più bisogno di altari e di mediatori autorizzati. Il clero e la gerarchia, con Gesù Cristo, hanno concluso la loro funzione nella storia della salvezza e nelle chiese sono sostituiti da persone che svolgono soltanto funzioni di vario genere, pastori inclusi. Al riguardo, nel 1520, nell’”Appello alla nobiltà cristiana di lingua tedesca”, Lutero proclamò il principio del sacerdozio universale di uomini e donne, cioè di quel “regno di sacerdoti” di cui parla la Scrittura e che dopo Gesù coinvolge, con gli stessi titoli, tutti e tutte e che comprende la vita intera delle persone. Non esiste più nessuna separazione tra vita “secolare” e “sacro”, giacché tutta l’esistenza (lavorativa, affettiva, il tempo libero, il sesso, la famiglia, il denaro) è volta a Gesù e si svolge interamente nella libertà che dobbiamo alla sua opera che ci ha salvati dalla condizione mortale nella quale giaciamo.


3) A queste affermazioni di principio circa l’eguaglianza cristiana di uomini e donne e della necessità di una Chiesa senza sacerdoti si aggiunse la profonda modificazione del sistema dei sacramenti. Da sette, com’erano diventati via via nel sistema intricatissimo costruito nel Medioevo, si tornò ai due originali, ossia a quelli che hanno davvero una specificità cristiana (il battesimo e la Cena del Signore) e che sono stati istituiti in modo diretto da Gesù. Quel che qui c’interessa di più, è che dal XVI secolo per noi protestanti il matrimonio, che pure è un’unione benedetta da Dio, non ha più rilievo di sacramento. Il divorzio, perciò, cominciò già quasi cinquecento anni fa a comparire negli ordinamenti dei paesi che aderivano alla Riforma. Non tarderete a capire le conseguenze pratiche per le donne di una novità del genere!


4) La Riforma protestante ha messo al centro, come fonte prevalente della rivelazione cristiana, una cosa sola. La Bibbia. Scomparso il sistema del clero, chiusi i monasteri, abolite indulgenze, purgatorio, devozioni, litanie, candele, statue, opere religiose, il culto mariano, quello dei santi, dei morti, il diritto canonico, ecc. ecc., il cuore della vita spirituale del protestante è da cinquecento anni la Bibbia.

Ora, dato che non c’è più nessuno autorizzato per status speciale a leggertela, visto che è stata tradotta dagli originali nella tua lingua locale e che “tutto” quello che ti serve come cristiano è lì, ne consegue che – uomo e (soprattutto) donna che tu sia - il tuo dovere è… leggerla. Studiarla, lavorarci sopra, rielaborarla.

E per fare tutte queste cose, affatto semplici, devi essere alfabetizzato, e nemmeno ad un livello così elementare. Uomo e donna. Tutti, senza eccezione alcuna. Nel 1541 Lutero annuncia ai principi tedeschi la necessità dell’istruzione obbligatoria delle donne. Proclama le gioie della vita di coppia come CRISTIANAMENTE superiori a quelle del monaco medievale. Il percorso per la realizzazione delle cose proclamate a parole sarà lunga, ma la strada verso la parità concreta era spianata.


LE CONSEGUENZE


Nei paesi protestanti il tasso d’alfabetizzazione iniziò subito ad alzarsi. L’istruzione superiore diventò in modo abbastanza rapido qualcosa alla portata delle classi piccolo-borghesi.

Le università dei paesi anglosassoni si moltiplicarono ed acquistarono supremazia mondiale. L’Università di Harvard, ad esempio, fu fondata da un pastore riformato, e ne porta il nome…

Le donne godettero anche loro di questi sviluppi.

Al momento dell’unità nazionale italiana (1861), le donne valdesi che nelle povere valli in cui fino a poco prima erano state confinate nell’apartheid esso era pari a circa il 60%.

Nel resto del Piemonte, invece, in specie al di fuori delle città le donne analfabete erano pressoché la regola.


Si pensi che cosa sarebbe stato della storia italiana se quello che sul piano culturale accadde alle valdesi fosse stato l’andamento generale.


Conseguenza quasi lineare dell’istruzione femminile elevata nei paesi in cui da secoli era buona norma leggere la Bibbia fu l’estensione del suffragio elettorale alle donne.

Nuova Zelanda 1893, Australia 1902, Finlandia 1906, Norvegia 1913, Danimarca e Islanda 1915, Canada 1917, Gran Bretagna 1918, Svezia e Olanda 1919, Stati Uniti 1920…


IL PASTORATO DELLE DONNE


Come prevedibile, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Di fatto, ci vollero secoli perché le affermazioni di principio si trasformassero in realtà.

Anzi, per certi versi all’inizio si creò una situazione paradossale. Nell’Europa meridionale, rimasta cattolica, almeno le donne che si votavano alla separazione dal mondo secolare, che il Protestantesimo rifiuta, avevano mantenuto il ruolo, seppur subordinato, degli ordini religiosi. Dove la Riforma prevalse, invece, si creò una specie di vuoto che si faticò a colmare.

Il sacerdozio universale era affermato, ma alle donne fra il ‘500 ed il ‘700 era – di fatto – impedito o quasi di predicare l’Evangelo dai pulpiti. Vi furono certo parecchi eccezioni: bellissimo resta l’esempio della predicatrice quacchera inglese Margaret Fell, che nel 1665 scrisse “Il diritto delle donne a predicare”, o quello della predicatrice puritana americana Anne Hutchinson, che iniziò la sua attività nel 1634.


Ma le resistenze culturali erano fortissime. La prima donna pastora fu consacrata (nel Protestantesimo non esiste il concetto di “ordinazione”, appunto perché non ci sono sacerdoti) nel 1853 in una chiesa congrezionalista americana. Si chiamava Antoinette Brown Blackwell.



Dopo la Seconda Guerra Mondiale il pastorato femminile nelle chiese protestanti è diventato la regola.

Nella chiesa di cui faccio parte, quella valdese, la prima pastora è stata consacrata nel 1967, ed oggi circa un terzo dei pastori delle piccole chiese protestanti italiane sono donne ed anzi, a presiedere (ovviamente i protestanti non hanno gerarchia) alcune di esse, cioè le federazioni ed unioni di quelle valdesi e metodiste, battiste e luterane ci sono donne.


Non staremo esagerando?!


Per finire: lo scopo di questa nota è quello di far assaggiare a qualcuno che leggerà l’idea, poco usuale per gli italiani, della molteplicità delle espressioni delle chiese cristiane.


Poi, c’è anche il desiderio di far scorgere la sensazione che la fede religiosa è motore di cambiamento sociale e che può essere generatrice di vita concreta. Concretissima.


Tutto può essere, la fede, meno che un elemento del panorama, che uno si ritrova alla nascita, come i monti, la pioggia, il governo o le tasse.


Il mondo è complicato, e il giardino del cristianesimo ricco di fiori più profumati di quanto non possa sembrare!


sabato 18 luglio 2009

Vorrei una donna saldocarpentiere...



Parlare di donne sembra per una donna quasi un obbligo, un dovere.
Non è assolutamente impresa semplice. Gli aspetti da toccare sarebbero talmente tanti che il rischio è quello di perdersi e di diventare scontate, demagogiche e ...femministe!

Ma Farfalle ha un filo conduttore e forse se lo seguo ci scappa una riflessione moderata e costruttiva.

Tema ricorrente e discusso in abbondanza è quello delle donne e il lavoro. Sarebbe facile utilizzare i soliti dati e le solite considerazioni sul fatto che le donne lavorerebbero sì, se non avessero la famiglia e bla bla bla.

Partiamo, tanto per cambiare, dai soliti obiettivi di Lisbona la cui strategia ci dice che
una maggiore e migliore occupazione femminile è essenziale per lo sviluppo dell'economia e delle società europee

chiedendoci un tasso di occupazione femminile del 60% entro il 2010 [in Italia siamo fermi al 46,3%, penultimi in Europa]

Ma quale tipo di formazione hanno le donne italiane?

Pare che se da un lato il livello di scolarizzazione delle donne in Italia è superiore a quello degli uomini, dall'altro ci sia un notevole squilibrio che vede le donne concentrarsi prevalentemente nelle discipline umanistiche.

E che dire dell'offerta formativa, quella che io chiamo del Fare?

Ho già avuto modo di dire che l'immagine della donna straniera nel mondo delle professioni sia ormai rappresentata nell'immaginario collettivo dalla figura di cura [badante, OSS etc]. Questo perchè le donne per secoli hanno incarnato le funzioni di care giver e bread winner [per usare termini cari all'Eurispes].

Ma se diamo un'occhiata ai profili professionali di cui la formazione professionale si avvale per l'offerta dei percorsi, purtroppo notiamo che non c'è stata evoluzione. L'evoluzione non c'è stata soprattutto nei termini dell'orientamento alla scelta. Intendo dire che se un ragazzo viene orientato verso percorsi quali meccanico, tornitore, elettricista...alla ragazza vengono proposti nella migliore delle ipotesi i corsi per cameriere o segretarie, e nella peggiore estetiste e parrucchiere.
E che dire della Regione Campania che qualche anno fa ha finanziato un corso per Veline? [vorrei astenermi dal commentare...]

Nei documenti istituzionali [quelli delle Consigliere di Parità, per intenderci] leggiamo le linee guida per le buone prassi all'insegna della costruzione di una nuova identità di genere . Ogni percorso formativo deve essere accompagnato da un modulo riguardante le pari opportunità. Anche le nostre Ministre Carfagna e Gelmini hanno firmato un protocollo d'intesa in questa direzione.

Tuttavia se nel documento leggo che
iniziative di studio, di confronto e di riflessione con il coinvolgimento di genitori, alunni e docenti sui temi della legalità del contrasto alla violenza e alle discriminazioni possono creare proficuo scambio e ausilio tra le istituzini e le famiglie.

non trovo una parola per quella che secondo me sarebbe la vera rivoluzione [necessaria]: aiutare i ragazzi e le donne a capire davvero chi essi siano, le loro aspirazioni e attitudini, al di là del genere e di che cosa al genere la tradizione ha fornito.

Sarebbe bello [ e divertente] poter entrare in una classe di Operatore di Saldocarpenteria e trovarci qualche femmina tra i soliti maschi.

Forse sta proprio all'offerta gestire il cambiamento...
L'evoluzione potrebbe esserci solo se chi si occupa di orientare ha già acquisito un nuovo concetto di genere. Gli stereotipi si abbattono a partire dalla conoscenza e per conoscenza si intende il tessuto sociale con le sue connessioni e tradizioni, ma anche la conoscenza di sè e dei prorpi talenti che potrebbero anche non corrispondere alla declinazione a cui siamo stati educati.

Forse con una maggiore consapevolezza del potere che le azioni orientative hanno si può pensare di raggiungere la Danimarca che vanta il primo posto in Europa per il tasso di occupazione femminile [73,4%]

Forse come al solito...bisogna correre!