venerdì 15 maggio 2009

per una pedagogia dell'allegria...

Inde quippe animus pascitur, unde laetatur [Agostino, Confessioni, XIII, 27]

Su Nuova Secondaria di aprile 2009 Domenico Cacopardo ci parla di Allegria applicata alla didattica.

Cacopardo traduce la citazione di Agostino con nutre la mente solo ciò che rallegra, sottolineando che il nutrimento della mente è veicolato da cibi-saperi piacevoli, che producono benessere e che muovono appunto allegria.
Agostino ci prospetta l'idea che ci sia un'allegria per la mente che nutre e che quindi accompagna alla crescita, una tristezza per la mente che debilita.
Chi si distrae pensa [ricordate Talete? distratto cascava dentro la buca], ma con allegria.
L'Allegria alleggerisce e predispone al Desiderio, che è molla per la conoscenza, una conoscenza non utilitaristica, quanto piuttosto apprendimento utile alla vita quotidiana. La leggerezza porta alla com-prensione della nostra mente, mentre la pesantezza l'incapacità di capire.

Leggendo l'articolo ho molto riflettuto su certi atteggiamenti che spesso si hanno con i discenti: di serietà estrema! Mi sono interrogata sul perchè ci si debba rivolgere ai ragazzi [ma a volte anche agli adulti...] con lo sguardo spento e con poco trasporto per ciò che gli si sta trasmettendo. Imparare deve dare felicità! ma se questa non è negli occhi di chi deve essere veicolo di sapere/conoscenza, come si può imparare il piacere della ...leggerezza, appunto?
[Ricordo la mia insegnante di Matematica e Fisica al Liceo che per insegnarmi il Principio di Gravità si lanciava dalla cattedra...: lei mi distraeva! ed io ero felice di comprendere/apprendere qualcosa che altrimenti non sarebbe stato nelle mie corde]

Cacopardo ci lancia una sfida affermando che la grande scommessa dell'insegnamento è riuscire ad insegnare che apprendere può dare felicità.
Pensando a come concretamente io potessi rispondere, mi sono resa conto che la formazione professionale per sua natura è predisposta alla distrazione e quindi all'allegria. In laboratorio tutto può essere distrazione e attraverso un gesto, anche semplice a volte si trasmette una competenza. I ragazzi soddisfano i loro desideri e si sentono appagati [questa è la ragione per cui spesso chi non riusciva nella scuola tradizionale, riesce un po' meglio nella formazione professionale].

Mi piacerebbe poter chiedere ad insegnanti ed educatori di andare al di là delle riforme e dei principi, ma di pensare con leggerezza agli obiettivi veri: i ragazzi!
Mi piacerebbe poter chiedere a chi ha il compito di veicolare i saperi di non cercare negli occhi dei ragazzi l'attenzione spenta [spesso finzione], quanto piuttosto la luce del desiderio.
Mi piacerebbe poter chiedere agli insegnanti di sorridere di fronte alla Distrazione.





2 commenti:

  1. Elisa Occhetti27 maggio 2009 13:15

    Molto interessante lo stimolo dell'allegria a scuola. Pensa: in apparenza non c'è nulla che uccide l'allegria come la scuola, eppure, molti ricordi di allegria del nostro passato sono legati ai banchi di scuola (i bigliettini con i compagni, le "cavolate" dei prof.). Che la scuola sia seria è molto importante, ma che la serietà sia confusa con il rigore e con il silenzio, mi lascia molto perplessa. Io sono un'appassionata di musica e penso che sia un ottimo veicolo di allegria e, al tempo stesso, di riflessione. Che ne dici?
    Facciamo una disco-school!!!

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  2. Già, cara Elisa...il punto è che spesso i "veicoli" tradizionali per l'Allegria [ed. fisica, musica...]sono negati alla formazione professionale. Ma domando...non sarebbero questi srtumenti di sviluppo delle famose competenze trasversali?

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